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  • Immagine del redattoreElisabetta Favaron

Beni culturali ecclesiastici e Fondazioni bancarie


Chiesa con cupola sullo sfondo e testo fondazioni bancarie

Arriva dalle fondazioni di origine bancaria un importante contributo sul tema della sostenibilità dei beni culturali ecclesiastici, che introduce oltre alla “conservazione programmata” e alla valorizzazione condivisa con le comunità anche la necessità di intervenire sulla capacity building degli enti culturali religiosi che detengono questo notevole patrimonio culturale.


Da un conteggio approssimativo dei beni culturali ecclesiastici, risultano in Italia: 95.000 chiese; 1.500 monasteri e conventi, 3.000 seminari, oratori, sacri monti, palazzi ecclesiastici, eremi, abbazie e case di spiritualità; 5.500 biblioteche; oltre 27.000 archivi; 600 musei; oltre 12 milioni di beni mobili catalogati. Un bacino rilevantissimo spesso sottovalutato nelle positive ricadute territoriali sia sociali che culturali, ma che le Fondazioni hanno ben valutato e per il quale vogliono proporsi come prezioso alleato per la preservazione e la crescita future.


Il tema della sostenibilità dei beni culturali ecclesiastici è stato presentato lo scorso giugno a Bologna da ACRI - Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio – alla conclusione di un percorso pluriennale e molto articolato compiuto dalla Commissione per le Attività e i Beni Culturali di ACRI e rivolto proprio all’individuazione di buone prassi e possibili soluzioni per affrontare la complessità gestionale dei beni culturali ecclesiastici. Undici le Fondazioni bancarie che hanno partecipato attraverso le loro esperienze concrete di sostegno (Cariparma, Cariparo, Cariplo, Con il Sud, CR Cuneo, Intesa Sanpaolo, CR Lucca, Monte Paschi Siena, CR Torino, F. di Sardegna, Sicilia) e interazione con i soggetti religiosi (diocesi, parrocchie, ordini religiosi, istituti di vita consacrata).


Da questo ampio lavoro di studio e ricerca sono stati tratti due volumi: Beni ecclesiastici di interesse culturale. Ordinamento, conservazione, valorizzazione, Ed. Il Mulino, 2021; Fondazioni e beni ecclesiastici di interesse culturale. Sfide, esperienza, strumenti, Ed. Il Mulino, 2023. Le Fondazioni hanno individuato tre linee guida in cui possono esse stesse intervenire ed essere di supporto in avvenire:

  • il passaggio da una logica emergenziale a quella della pianificazione degli interventi conservativi e di valorizzazione;

  • la capacità di coinvolgere attivamente il Terzo settore e le comunità nella gestione e valorizzazione;

  • con il loro radicamento nel territorio, l’attivazione di “alleanze territoriali” che interessi diversi attori, pubblici e privati.


Altri dati rilevanti sul legame tra patrimonio ecclesiastico e Fondazioni si traggono dal 28° rapporto sulle fondazioni di origine bancaria – Anno 2022 presentato a luglio di quest’anno. Dal settore “Arte, Attività e Beni culturali”, emerge che nel decennio 2013-2022 sono stati finanziati in Italia, per un complessivo di oltre 750 milioni di euro, circa 15mila interventi di conservazione e valorizzazione dei beni storico-artistici, architettonici, archeologici, la maggior parte dei quali “beni ecclesiastici di interesse culturale”.


Analisi dati Arte e attività culturali di ACRI 2022

Nel solo 2022 le erogazioni al settore culturale sono state pari a circa 250 milioni di euro per 7.849 progetti, di cui il 7 per cento a favore di enti religiosi e di culto, collocandosi al quarto posto dopo fondazioni, associazioni ed enti locali. Se poi consideriamo che in due delle prime tre categorie si trovano realtà che gestiscono beni culturali per conto di enti religiosi o ne costituiscono il “ramo Terzo settore”, questa percentuale è destinata certamente a crescere. Al primo posto negli importi erogati si collocano gli interventi rivolti al rafforzamento dell’imprenditorialità culturale e creativa, segue come sottosettore, con 1.451 interventi, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali.


A dispetto di quanto si possa pensare, il 43,2 per cento degli interventi è frutto di richieste dirette da parte dei soggetti beneficiari, contro il 31,2 per cento delle progettualità a bando. Questo dato rileva non solo la molteplicità e originalità di proposte che non trovano collocazione nei bandi, ma altresì l’evidenza che attivare un dialogo costruttivo con le Fondazioni, imparare a “raccontare” un progetto avviando dei percorsi condivisi più che delle richieste fini a se stesse, può costituire davvero il valore aggiunto (e vincente) per realizzare la nostra idea, anche per gli enti religiosi.

Il quadro che emerge sul ruolo che le Fondazioni desiderano avere nell’ambito dei beni culturali ecclesiastici è sicuramente incoraggiante, "per contribuire – si legge in Fondazioni e beni ecclesiastici di interesse culturale – ad affrontare la sfida della protezione e valorizzazione dei BCE negli anni che ci attendono".


Ciò che possiamo trarre dall’analisi svolta da ACRI interroga non di meno gli enti religiosi che, in un contesto in forte trasformazione culturale e sociale, devono iniziare a introdurre e investire stabilmente in nuove modalità organizzative e gestionali destinate al patrimonio culturale religioso, a partire dagli aspetti di sostenibilità economica e incoraggiando la partecipazione filantropica degli stakeholders territoriali. Attività come il fundraising e il grant fundraising (contributi a bando), che ad oggi, se presenti, si confermano presenti per lo più nei settori caritativo e socio-sanitario, devono entrare a far parte della strategia dell’ente anche per l’ambito culturale, che rappresenta il carisma e la vocazione dell’organizzazione al pari delle altre funzioni.



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