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  • Immagine del redattoreElisabetta Favaron

Imprese culturali e creative, Terzo settore e fundraising


Il riconoscimento delle Imprese Culturali e Creative (ICC) sembra essere giunto finalmente a un punto di svolta nella legislazione nazionale dopo una situazione a lungo indefinita. Introdotte come categoria con la Legge di Stabilità 2018 che prevedeva la delega al Ministero dei Beni e delle attività Culturali per il riconoscimento della qualifica e per le quali non si è mai proceduto a una disciplina organica, le Imprese Culturali e Creative (ICC) trovano nuova riorganizzazione nella legge 27 dicembre 2023 “Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy”.

Passata un po’ sotto silenzio e principalmente presentata per le sue ricadute in ambito di promozione economica e turistica delle eccellenze e produzioni nazionali, la legge cosiddetta del Made in Italy pone in realtà come principio fondante la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale (materiale e immateriale) e delle radici culturali nazionali (art.1) e introduce l’utilizzo del marchio registrato anche per gli istituti e i luoghi di cultura (art. 22). Un pacchetto di disposizioni ambiziose strettamente legato alla materia dei beni culturali e paesaggistici, ma altrettanto dettagliato in materia di ICC, cui sono dedicati ben sei articoli (artt. 25-30). Nel complesso, il testo di legge consegna la qualifica di “impresa culturale e creativa” riferendosi a qualsiasi ente, indipendentemente dalla sua forma giuridica, o al lavoratore autonomo che svolga attività stabile e continuativa nell’ambito di beni, attività e prodotti culturali (art. 25); sono altresì ICC, soggetti privati che svolgono attività di supporto, ausiliarie o strettamente funzionali al settore di attività, beni e prodotti culturali. La nuova legge valorizza anche gli enti del Terzo Settore commerciali e le imprese sociali, a cui può essere riconosciuta la qualifica di ICC.

Si attendono per l’11 aprile, dopo le audizioni di questi mesi delle rappresentanze di settore, i decreti attuativi. Molti i temi affrontati, come l’estensione dell’Art Bonus alle ICC e il maggior sostegno al settore audiovisivo, ma il nodo cruciale rimangono al momento i requisiti che permetteranno di acquisire la qualifica di impresa culturale e creativa.


Spetta ora al Ministero della Cultura definire le modalità e le condizioni per il riconoscimento della qualifica di ICC, che è l’aspetto più complesso se si pensa all’articolato mondo delle organizzazioni – profit e nonprofit – che si occupano di attività culturali. Appare limitativo e non corrispondente all’odierna realtà, peraltro in continua evoluzione, classificare le ICC solo attraverso il codice ATECO, in quanto molte organizzazioni rientrano nel Terzo Settore e non sono, per esempio, iscritte al Registro delle Imprese, che comunque ad oggi è “la fonte dati che più si avvicina a una banca dati ideale per il settore culturale e creativo”, come ben evidenzia Valentina Montalto nel suo contributo Cosa è impresa culturale e creativa? (articolo apparso su AGCult del novembre 2023). Un esempio recentissimo è stata la difficoltà degli ETS (OdV, APS, ETS in genere) di partecipare – benché previsti - ai bandi ministeriali 2023 nell’ambito del PNRR destinati alle ICC; “collocarsi” all’interno dei formulari pensati per il sistema imprenditoriale senza tenere conto della natura degli ETS e dell’impossibilità di rispondere a taluni parametri di efficientamento e innovatività da riportare al sistema competitivo e di crescita del mondo aziendale, ha scoraggiato, se non escluso, molte organizzazioni dalla partecipazione.

La nuova normativa prevede comunque la costituzione presso le Camere di commercio di un’apposita sezione ICC nel Registro delle imprese. Vedremo se per il Terzo Settore ci saranno dei requisiti di accesso meno stringenti e più in linea con il valore e la funzione sociale e solidaristica dell’associazionismo, come del resto enunciato nei principi generali del Codice del Terzo settore.

L’inserimento all’interno dell’attività generali del Codice del Terzo Settore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio nonché l’organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale risulta ora vantaggiosa per le organizzazioni che acquisiranno anche la qualifica di ICC sia in termini di programmazione che di opportunità di finanziamento.   


Il Ministero della Cultura sarà infatti chiamato ad adottare con cadenza triennale il «Piano nazionale strategico per la promozione e lo sviluppo delle ICC» e la legge sul Made in Italy prevede un impegno di spesa annua di 3 milioni dal 2024 al 2033 da destinare in favore delle ICC sotto forma di contributi in conto capitale. La nuova normativa raggiunge anche la sostenibilità delle ICC e tocca il fundraising, che dovrà necessariamente guardare a questo nuovo fronte.

Se i tempi ministeriali saranno rispettati e un primo pacchetto di decreti sarà portato a conclusione, entro l’estate gli enti del Terzo settore previsti nella nuova legge potrebbero già trovarsi nella condizione di valutare il loro ingresso tra gli ICC. Difficile ora definire come nella pratica dovranno comportarsi sul piano fiscale e amministrativo le organizzazioni che viaggeranno sul “doppio binario” impresa sociale/impresa culturale, auspicando che si valuti di semplificare e non di aggiungere norma a norma.

Per ora, tuttavia, accogliamo con favore il riordino del settore delle ICC che, insieme al nuovo Codice dello Spettacolo in discussione anch’esso in questi mesi, può contribuire in modo decisivo alla crescita e all’innovazione del settore, trovando peraltro un Terzo settore “culturale” oggi più strutturato, aggiornato e competitivo di quanto non lo fosse cinque o sei anni fa, prima dell’emergenza sanitaria.

 

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