• Elisabetta Favaron

Bandi e dintorni | 5 attenzioni per il 2021



Formulari, regolamenti, linee programmatiche. Ma anche impatto sociale, sviluppo di comunità, risultati attesi, risorse umane…e si potrebbe continuare per un bel po’. Ogni anno i bandi proposti dalle fondazioni ed enti di erogazione italiani si fanno sempre più minuziosi e strutturati. Le Organizzazioni spesso colgono questa meticolosità con disappunto, come se si trattasse di una prima scrematura tra “chi sa fare” e “chi non sa fare abbastanza”.


Per progettisti e fundraiser che hanno seguito in questi anni l’evoluzione delle strategie e del modello generativo che questi Enti erogatori stanno indicando, la prospettiva è invece del tutto rovesciata. Ciò a cui stiamo assistendo ha certo subito un’accelerazione nel 2020 a causa della pandemia, ma era in sé un processo già in atto. Un decennio fa i bandi sostenevano un nonprofit quasi in start-up potremo dire, un nonprofit che muoveva i primi passi in territori ancora poco permeati da servizi e attività socio-culturali, un nonprofit fatto di molto (e preziosissimo) volontariato. Oggi questo percorso non è concluso, ma certamente più limitato e l’attenzione si è spostata sul consolidare e ampliare quanto realizzato da queste organizzazioni, anche solo per il fatto che rappresentino un comparto fondamentale per il welfare territoriale e locale. È cresciuta la professionalizzazione e la capacità gestionale degli enti del Terzo settore, sono cambiati i bisogni e le emergenze, appare ancor più evidente la molteplicità dei soggetti coinvolti nella realizzazione di percorsi e progetti.


Questi enti erogatori, primariamente le fondazioni, hanno ben colto queste istanze e allo stesso tempo la necessità di guidare le organizzazioni a una maggiore consapevolezza nell’uso delle risorse ricevute e di formarle a rintracciare altre fonti di sostenibilità attivando la rete relazionale che le circonda. In un’ottica non assistenzialistica, ma di crescita armonica e calibrata con le reali possibilità dell’organizzazione. Ed è qui che il nonprofit a mio avviso ha incontrato l’ostacolo principale a causa di un approccio obsoleto, fisso a quella fase di dieci anni fa in cui si chiede per vedere finanziata un’attività “storica”, quasi strutturale, o che di anno in anno si ripropone sempre uguale. Gli enti erogatori stanno chiedendo alle organizzazioni del Terzo Settore di stare al passo con i cambiamenti in atto.


Ecco allora, alla luce dell’esperienza di chi monitora e legge bandi ogni settimana, 5 attenzioni per questo 2021 cui le nonprofit dovrebbero tendere l’orecchio per non arrivare impreparati a presentare una richiesta di contributo:

1. Gli enti erogatori vogliono generare un cambiamento positivo attraverso i progetti che sostengono. L’organizzazione è il tramite di questo cambiamento sulla comunità, non il fine ultimo del sostegno economico.

2. Si è ridotto il periodo tra l’avviso del bando e la sua scadenza. Se fino a un paio di anni fa un bando era attivo 60/90 giorni, oggi si scende anche a 30/45. Questo ci porta a riflettere sul fatto che è necessario dedicare uno spazio all’interno dell’organizzazione alla programmazione delle attività per l’anno successivo, predisponendo delle schede di progetto da elaborare successivamente con maggiore dettaglio.

3. Invio telematico della richiesta. Basta fughe scomposte all’ufficio postale a spedire la raccomandata all’ultimo secondo o di corsa alla portineria dell’ente per protocollare! Ora ci si accredita sulle piattaforme e si invia tutto online. Tutto più veloce, ma attenzione perché sono richiesti documenti fiscali dettagliati dell’organizzazione, firme del legale rappresentate (e pure la firma digitale in certi casi!) e senza questi non si procede. Quindi nonostante la facilità dello strumento di spedizione, utilizzarlo con anticipo per evitare sgradite sorprese o più semplicemente ingorgo di traffico sulla piattaforma.

4. Progetti di rete. Se l’approccio è quello dello sviluppo di comunità, viene da sé che la partecipazione della collettività è un elemento fondamentale per una buona valutazione. Reti e partenariati con enti pubblici, privato sociale e imprenditoriale sono graditi, soprattutto in progetti di ampio respiro e che interessano appunto un territorio. Non basta tuttavia solo dichiarare questi partner, ma occorre dimostrarne l’effettiva partecipazione e il ruolo nelle attività di progetto attraverso lettere di accordo da sottoporre al momento della richiesta. Quindi anche qui bisogna attivarsi con un po’ di anticipo.

5. Il fundraising. L’elemento più innovativo che fa capolino nei regolamenti dei bandi. Soprattutto le fondazioni di erogazione valutano con grande attenzione le organizzazioni che dimostrano capacità di sostenere il progetto sul lungo termine (dunque ben oltre i 12 usuali mesi coperti dal contributo erogativo) attraverso attività e azioni di fundraising. Talvolta è proprio un tassello obbligatorio per poter accedere al contributo. Dal 2020 con il notevole aumento dell’uso del digitale nella raccolta fondi, sono aumentati anche i bandi che richiedono espressamente la copertura di una percentuale di progetto attraverso una attività di crowdfunding da parte dell’ente nonprofit.


Ecco quindi che dalla ricerca fondi attraverso un bando…si torna alla ricerca fondi attraverso il fundraising. È questo evidenzia come la capacità di attivarsi nella formazione interna nel fundraising, nella progettazione e nella loro applicazione concreta diventerà nel prossimo futuro una componente premiante per le realtà del Terzo settore anche rispetto alla partecipazione ai bandi, che sappiamo rappresentare uno strumento costantemente presente nella ricerca economica degli enti nonprofit.



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