Art bonus ed enti ecclesiastici

L’Art bonus è un’agevolazione fiscale introdotta dall’articolo 1 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito dalla legge 29 luglio 2014, n. 106. È in vigore dal 1° giugno 2014 ed è stato reso permanente dalla legge di stabilità 2016 e prevede benefici fiscali per il sostegno della cultura. Riconosce infatti un credito d’imposta pari al 65% delle donazioni in denaro destinate agli interventi culturali ammessi, tra cui il restauro di beni culturali pubblici e il sostegno a istituti e luoghi della cultura pubblici; il credito è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Il portale Art bonus https://artbonus.gov.it/ pubblica le schede degli interventi con i beneficiari, i costi previsti e le donazioni ricevute. Art bonus taglia quest’anno il traguardo dei dieci anni come strumento permanente e ad oggi ha raccolto oltre 1 miliardo e 200mila euro di donazioni da parte di imprese, enti non commerciali, persone fisiche a favore del patrimonio culturale italiano.
Enti ecclesiastici e Art bonus
I beni culturali ecclesiastici come è noto ed evidente, sono una parte diffusa del patrimonio storico italiano e ne costituiscono un aspetto fortemente caratterizzante, al pari del patrimonio pubblico. Oggi, tuttavia, l’Art bonus esclude in via generale le donazioni per beni di proprietà degli enti ecclesiastici, fatte salve due casistiche:
1. deroghe territoriali: sono previste per beni culturali di interesse religioso nei territori individuati dalla normativa sul sisma del 2016 (Decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189) e l’estensione riguarda anche Venezia e Matera (Decreto-legge 24 ottobre 2019, n. 123);
2. qualora la parrocchia o l’ente ecclesiastico sia affidatario/concessionario di un bene culturale di proprietà pubblica, una evidenza più diffusa di quanto si possa pensare (ad es. da parte del Demanio, del Fondo Edifici di Culto, di un ente pubblico territoriale, etc.).
Importa però sapere che è in discussione la Proposta di Legge C. 2374 presentata a maggio 2025 che prevede l’estensione dell’Art bonus anche agli enti ecclesiastici (si legge « in favore di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti ai sensi della legge 20 maggio 1985, n. 222, o di fabbricerie disciplinate dagli articoli da 35 a 41 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1987, n. 33, per interventi di conservazione, manutenzione e restauro di chiese, monasteri e luoghi di culto di particolare interesse storico o artistico ovvero di biblioteche, archivi o musei riconosciuti di rilevante interesse culturale sulla base di criteri stabiliti con il decreto previsto dal comma 5-quater del presente articolo»). L’iter è proseguito in questi mesi nelle varie Commissioni parlamentari e si spera che entro la fine di questa legislatura possa giungere favorevolmente a conclusione.
Art bonus e beni culturali ecclesiastici: come sta andando?
Oltre all’aspetto normativo, il mio interesse si è concentrato anche su un aspetto che non mi sembra sia stato ancora approfondito: appurato che gli enti ecclesiastici possono essere destinatari di Art bonus in quanto concessionari di beni pubblici e vincolati (immobili o mobili), quanto è stato utilizzato come strumento da diocesi, parrocchie, ordini religiosi o istituti di vita consacrata? Quanti sono gli interventi sui quali si è aperta una campagna di raccolta fondi?
I criteri adottati per la ricerca si sono concentrati su due aspetti:
1. classificazione degli interventi rispetto ai soggetti beneficiari ecclesiastici;
2. estrapolazione degli interventi presenti alla Tipologia A (restauri manutenzioni di beni culturali) e B (attività culturali presso istituti e luoghi di cultura in concessione a soggetti ecclesiastici).

Ebbene, la ricerca (che censisce oltre 6.000 interventi presenti e, va detto, non può considerarsi esaustiva, ma soltanto molto prossima al dato complessivo) ha prodotto dei risultati molto interessanti. Questa prima analisi sulla piattaforma individua 61 interventi relativi a 38 beni/contenitori per i quali figurano come beneficiari: parrocchie, diocesi, ordini religiosi, una congregazione e una confraternita.
Il valore complessivo delle donazioni richieste è di 19,02 milioni di euro; le erogazioni ricevute ammontano a 9,30 milioni (pari circa allo 0,6% delle erogazioni complessive ricevute tramite Art bonus). Tutti gli interventi, come previsto dalla normativa vigente, si concentrano sulla Tipologia A di interventi – manutenzioni e restauri di beni culturali – e, a sorpresa, vi è una quasi parità tra gli interventi architettonici e il restauro di opere d’arte (dipinti, altari, organi a canne). Per ammontare dei costi di intervento previsti, prevale l’Emilia-Romagna con 7,29 milioni, seguita da Piemonte (2,73), Lombardia (2,55) e Lazio (2,03). La distribuzione risente di singoli progetti più onerosi.
Per la Tipologia B riguardante istituti e luoghi di cultura, la ricerca ha confermato un’assenza di enti ecclesiastici concessionari, ma ha fatto emergere due casi particolari di luogo di cultura di interesse religioso affidato o di proprietà di enti pubblici: quello del Museo e Casa natale di Albino Luciani, il cui proprietario è il Comune di Canale d’Agordo (Bl) e il beneficiario è la Fondazione Papa Luciani: lo statuto della Fondazione indica il Comune come unico socio. La Cappella del Tesoro di San Gennaro a Napoli, in capo ad un organismo laico, la Deputazione, il cui presidente è il Sindaco della città e i suoi componenti sono confermati dal Ministero dell’Interno e pertanto la struttura che amministra e gestisce può dirsi a tutti gli effetti pubblica.
Questo primo breve approfondimento, più quantitativo che qualitativo ad oggi, è un piccolo punto di partenza per iniziare a trattare un tema che finora sembra aver destato scarso interesse, in primo luogo tra gli enti ecclesiastici che, a quanto dimostrano i dati, sono ancora in pochi ad avvalersi (si presume per scarsa conoscenza) dell’opportunità offerta dall’Art bonus. Tuttavia, il solo Ministero dell’Interno indica circa 871 chiese di proprietà del Fondo Edifici di Culto e precisa che gli edifici sono di norma concessi in uso all’autorità ecclesiastica, confermando che i luoghi che potrebbero usufruire di questo beneficio sono un numero consistente. La carenza di sviluppo di un pensiero strategico rispetto all’Art bonus però non si può imputare ai soli enti ecclesiastici, che, è bene ricordarlo, sono concessionari e/o affidatari temporanei dei beni, ma va riferita anche agli enti pubblici proprietari che ancora faticano a lavorare in sinergia su questi aspetti con gli enti ecclesiastici. In un futuro prossimo, è utile ribadirlo, sarà fondamentale la conoscenza e la promozione di questo strumento tra gli enti interessati e coinvolti, perché questo ampio patrimonio culturale di interesse religioso che sempre attrae e meraviglia fedeli, pellegrini, viaggiatori è in forte sofferenza sul piano della sostenibilità e necessita di una maggiore presa di consapevolezza da parte della collettività.




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