• Elisabetta Favaron

Fondo per la Cultura | Che cos'è



Che cos’è il Fondo per la Cultura?

Se avevate già messo in soffitta il Decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto Decreto Rilancio) di maggio dello scorso anno è arrivato il momento di recuperarlo. Al suo interno sta infatti l’art.184 – Fondo per la cultura che ha previsto una dotazione di 50 milioni di euro finalizzata alla “promozione di investimenti e al supporto di altri interventi per la tutela, la conservazione, il restauro del patrimonio culturale, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale” [c.1]. Insomma un fondo considerevole destinato a tutti gli aspetti di gestione e salvaguardia del patrimonio culturale italiano. L’art. 184 delinea inoltre [c. 2] che la dotazione del fondo potrà essere incrementata dall’apporto finanziario di soggetti privati attraverso forme di micro-finanziamento, mecenatismo diffuso, azionariato popolare e crowdfunding e che il fondo iniziale potrà essere incrementato di altri 50 milioni di euro per l’anno 2021 [c. 5].

Un articolo il 184 che a mio avviso già delinea un paio di criticità non da poco. La prima sull’utilizzo giuridico di patrimonio culturale che in sé ricomprende sia beni culturali che beni paesaggistici e quindi c’è ben da sperare che entrambi questi due ambiti ne possano usufruire del fondo. La cosa sarebbe una novità pressoché assoluta per il Ministero della Cultura che in quasi tutte le altre misure fiscali – in primis l’Art bonus – non ha contemplato i beni paesaggistici.

Il secondo aspetto non di poco conto è che manca sin da subito l’individuazione all’interno dell’articolo dei beneficiari del Fondo, il che ha alimentato nel privato culturale l’aspettativa che vi fosse un’apertura verso i beni culturali di proprietà non solo pubblica.


Che cosa prevede e come funziona il Fondo?

Le modalità e le condizioni di funzionamento del Fondo sono state rese note a fine novembre in un atto congiunto MiC-MEF nel DM 546 del 27 novembre 2020 il quale definisce principalmente che la dotazione dei 50 milioni di euro sarà ripartita in:

- 30 milioni a disposizione del MiC per la promozione di investimenti e il supporto di altri interventi per la tutela, la conservazione, il restauro del patrimonio culturale, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale”

- 20 milioni destinati al finanziamento di un fondo di garanzia gestito e amministrato a titolo gratuito dall’ICS – Istituto per il Credito Sportivo [così come previsto al c. 4 dell’art. 184] con la finalità di concedere contributi in conto interessi e mutui per interventi di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale.

Il Decreto si estende su sette articoli che esplicitano modalità e criteri di selezione delle proposte progettuali da parte del Ministero della Cultura, che di fatto aprirà un apposito bando. Manca però ancora una volta l’individuazione dei beneficiari del Fondo, lasciando intuire all’art. 3, c.1, lett. c) la possibilità di un miglior posizionamento in graduatoria se vi sia un cofinanziamento di “altri soggetti pubblici o privati”. “Altri” inteso a questo punto come differenti rispetto al soggetto presentatario?

Un secondo decreto ministeriale, il DM 572 del 9 dicembre 2020, chiarisce invece modalità di gestione e amministrazione del fondo affidato all’ICS attraverso un corposo allegato al decreto stesso, cui rimando per i dettagli tecnici e procedurali. Vale solo la pena citare per chiarezza che il fondo di 20 milioni di euro e ripartito in due comparti da 10 milioni ciascuno definiti rispettivamente “Comparto di Garanzia del Fondo” e “Comparto per contributi in conto interessi del Fondo”.

All’art. 1 (finalmente!) vengono individuati i Soggetti beneficiari in “soggetti pubblici o privati, ivi incluse le imprese culturali e creative” [c. 1.1]; dal “Comparto di Garanzia del Fondo” sono esclusi gli enti territoriali [c. 2.2].



Ci sono bandi attivi in questo momento?

La risposta è sì, ci sono 2 bandi attivi:

1) Fondo Cultura (scadenza 31 agosto 2021) attivato dal Ministero della Cultura per interventi per la tutela, la conservazione, il restauro, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Gli interventi dovranno riguardare nuove realizzazioni e non progetti già avviati o già finanziati ad altro titolo dal Ministero della Cultura e ultimati entro tre anni dall’ammissione al beneficio. Posso presentare domanda soltanto gli enti pubblici. Il bando non esplicita se il plafond economico messo a disposizione sia di tutti i 30 milioni di euro o solo una parte, con la possibilità di attivare altri bandi entro l’anno.

Qui il link con tutte le informazioni

2) Cultura Missione Comune 2021 (scadenza 5 dicembre 2021) promosso da Istituto per il Credito Sportivo in collaborazione con ANCI per un importo di 7 milioni di euro per contributi in conto interessi per interventi sul patrimonio culturale (qui inteso proprio come beni culturali e beni paesaggistici). Il bando è riservato a Comuni, Unioni di Comuni, Comuni in forma associata, Città Metropolitane, Province e Regioni. Qui il link con tutte le informazioni


Qualche riflessione conclusiva

Ho voluto scrivere del Fondo per la Cultura perché nell’ambito del fundraising mi è accaduto in questi mesi di avere richieste di chiarimenti dal privato culturale nonprofit sulla possibilità di accedere a questo Fondo.

Quello che purtroppo emerge è che su una dotazione complessiva (2020/2021) di 100 milioni di euro (di cui solo 30 + 20 al momento allocati) al momento gli unici beneficiari sono i soggetti pubblici statali e territoriali, mentre il privato nonprofit altrettanto attivo e fondamentale nella gestione e tutela del patrimonio culturale è del tutto esonerato, mettendo così “il privato all’angolo”, come ha titolato Giuseppe Cosenza nel suo articolo dell’11 giugno scorso su Il Sole 24ore. Aggiungendo peraltro come sia andato disatteso l’auspicio di Pierluigi Battista di un fondo a sostegno di tutte le parti e i settori culturali. Se poi guardiamo fuori dalla cultura, la stessa dimenticanza è avvenuta per il comparto delle organizzazioni del Terzo settore in genere.

Alla fine da una lettura d’insieme emerge uno strumento certamente utilissimo con questo Fondo, ma che diventa l’ennesima forma di sostegno tra le varie messe in campo dal Ministero in questi anni per il settore pubblico culturale. Un Fondo che peraltro mette nero su bianco la partecipazione del privato attraverso forme di microfinanziamento, mecenatismo diffuso, azionariato popolare e crowdfunding per cui il Ministero stesso non ha normato e non ha definito procedure.

Viene da chiedersi se non sia arrivato il momento di ripensare a tutto l’ambito della fiscalità, dei benefici e della partecipazione finanziaria attiva dei cittadini nella Cultura. Speriamo nel frattempo in un ravvedimento del MiC rispetto alla platea dei beneficiari del Fondo Cultura.


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